giovedì 11 aprile 2013

Arcologia: Paolo Soleri

la città lineare

 
Molte buone idee possono sembrare strane se guardate solo con gli occhi del presente della storia contemporanea; il mio lavoro io credo deve essere sempre inquadrato in un ottica di evoluzione”.

Di nuovo il ciuffodellacarota che si presente sotto forma della visione del presente. Solo con una visione che va oltre possono essere comprese le idee più straordinarie  e scoprire la verità.

martedì 9 aprile, è morto a 93 anni l’architetto scrittore, scultore, urbanista e artista italiano
Paolo Soleri, uno dei grandi teorici della nostra epoca.
 

Soleri è famoso per aver inventato il concetto di “arcologia”, un’armonizzazione tra architettura ed ecologia che – sosteneva – dev’essere perseguita nella progettazione e nella costruzione delle città.


Nato a Torino, laureato al Politecnico,  Soleri fu allievo negli Stati Uniti del grande architetto americano Frank Lloyd Wright, progettò la nuova sede della fabbrica di ceramica della famiglia Solimene a Vietri e lavorò molto con la ceramica e l’argilla, che userà nelle strutture delle sue opere e per realizzare le sue famose campanelle scacciaguai.

In Arizona fondò Cosanti, uno studio – poi diventato la sua residenza – in cui lavorava e insegnava ad altri artisti, e proprio lì, a Scottsdale, è stato costruito l’unico ponte tra le centinaia da lui ideati. Tra i suoi moltissimi progetti, infatti, pochi sono quelli costruiti: Soleri è stato soprattutto un grande teorico e sostenitore di un nuovo stile di vita, basato su città compatte dove non c’è bisogno di spostarsi in macchina e integrate con l’ambiente circostante.

A proposito delle automobili e delle citta costruite intorno ad esse diceva: 
“L’america è diventata quello che io chiamo un immenso eremo motorizzato. l'ideale dell'americano medio è quello di uno strano eremita, un individuo che si immagina autosufficiente che crede di non aver bisogno di nulla di ciò che non può comprare… cosi in America sono diventati tutti eremiti su quattro ruote.”

«L’arcologia riconosce la necessità di una radicale riorganizzazione del vasto e scomposto paesaggio urbano in città dense, integrate, tridimensionali per sostenere le complesse attività che stanno alla base della cultura umana. La città è lo strumento necessario per l’evoluzione dell’umanità»·
 La nuova città sarebbe stata progettata per aumentare le interazioni umane, massimizzare l’accesso alle risorse comuni, migliorare il rapporto tra costi e benefici delle infrastrutture, ridurre la produzione di immondizia, minimizzare il consumo di energia, di materie prime e di territorio, ridurre l’inquinamento e permettere l’interazione tra le persone e l’ambiente circostante.

Soleri mise in pratica le sue teorie nel progetto di Arcosanti, una città destinata a ospitare cinquemila persone e situata a circa 100 chilometri a nord di Phoenix, in Arizona. La costruzione iniziò nel 1970: da allora vi hanno lavorato circa settemila persone, ma è stata completata soltanto per il 5 per cento. Al momento sono stati costruiti 14 edifici, tra cui alcune case, una fonderia, un centro musicale, qualche piscina e una serra.

I suoi maestri ispiratori furono:  Wright, Le Corbusier e Gaudì

Di quest’ultimo diceva: “gli interni degli edifici li reputo staordinari, è un architetto geniale ma anche prigioniero delle proprie ossessioni ed è anche per questo a mio giudizio che E’ Invecchiato troppo rapidamente “

venerdì 5 aprile 2013

Andy Warhol's Stardust

Dove: Museo del Novecento
Quando: 5 Aprile – 8 Settembre 2013

 
Sunset 1972
Sunset - 1972
 
“Non mi ha mai imbarazzato chiedere a qualcuno: 'che cosa dovrei dipingere?' ,perché il pop viene dall'esterno, per cui che differenza c'è tra chiedere a qualcuno di darti delle idee e cercarle in una rivista?". Così Andy Warhol scrive in Popism, The Warhol 60's ed è proprio questo concetto alla base della mostra "Andy Warhol's Stardust" al museo del Novecento di Milano.
L'esposizione in collaborazione con Bank of America Merrill Lynch, sponsor principale del museo, insieme a Finmeccanica, ospita alcune delle stampe più significative dell'artista provenienti dalla collezione dell'istituto finanziario.
La polvere di stelle evocata dal titolo non è solo la polvere di diamante utilizzata in molte stampe, ma è la capacità di Warhol di rendere immortali:  "Se si resta sulla superficie delle cose e delle persone tutti siamo polvere di stelle."
La mostra è un'occasione per tornare su alcune delle tappe fondamentali della produzione di Warhol, partendo dalle serigrafie degli anni Settanta concludendosi con quelle degli anni Ottanta.
A partire dalle celebri serie di stampe tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta come Campbell's Soup, Flowers, Sunset, fino a Grapes, Space fruits, il percorso mette in luce la produzione seriale di stampe realizzate in gran parte dagli assistenti della Factory e nate per essere vendute, ma che Warhol rifiniva e ritoccava con spasmodica attenzione. "La mia filosofia è: fare un quadro al giorno" affermava Warhol, e così è stato dall'inizio degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. Da Muhammad Alì, a Marilyn Monroe, alle copertine di "Interview" .
Nono solo volti e persone, però: in mostra ci sono anche personaggi mitici - Myths - eroi dei fumetti e dei cartoni animati per i quali la tecnica, il formato, il taglio dell'immagine e la tavolozza sono i medesimi utilizzati per le persone reali. Il metodo è lo stesso: "una visione orizzontale che non percepisce differenze di trattamento, ad esempio, tra i pensatori e protagonisti della cultura del XX secolo - tra cui Freud, Einstein, Gertrude Stein -, le drag queen della New York più mondana, Babbo Natale e Superman".

Una mostra innovativa che non prevede pannelli e didascalie, ma solo brevi testi con informazioni flash che appaiono sui muri come piccoli pop up, permettendo diversi livelli di lettura con cenni storici su Warhol e la Pop art, notizie sul contesto socioculturale e curiosità.
L’allestimento si basa sull’allineamento delle stampe che si susseguono su un corridoio  come la corsia di un supermarket dell'arte "dove ogni opera ha lo stesso valore e diventa oggetto di consumo".
 

giovedì 4 aprile 2013

superficie e profondità

Superficie e Profondità, la strada che percorriamo è sempre sospesa tra questi due punti logici e fisici.
Forma e sostanza, leggerezza e impegno, guardare ed osservare, realtà e sogno, punti tra loro a volte così vicini e così lontani, spesso interscambiabili; un volto e una fotografia: superficie e profondità.

L'idea del blog parte da questi lampi/frasi :
  • Vista della terra da un punto privilegiato e in bilico: il volo
  • "Se si resta sulla superficie delle cose e delle persone tutti siamo polvere di stelle." Andy Warhol
  • "Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. Laggiù i pesci sono più forti, più puri. Sono enormi e astratti. Davvero stupendi. Più la tua coscienza è dilatata, più scendi in profondità verso questa sorgente e più grosso è il pesce che puoi pescare." David Lynch
  • “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è." Paul Klee
  • "Le forme sono sospese in un equilibrio precario, sempre sull'orlo della rottura. La violenza è l'humus dei miei quadri e l'unico equilibrio possibile è quello precario che precede l'istante del disastro. Rimango sempre sorpreso nel sentire che i miei dipinti comunicano un'impressione di pace. In realtà sono una lacerazione. Nascono dalla violenza." Mark Rothko

Ilciuffoverdedellacarota insomma, il visibile che ha il compito di proteggere e di preservare il nascosto.

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